martedì, marzo 22, 2005

In fin dei conti sei poco più d'una cameriera

Maitre.
Te ne stai lì seduta, gambe accavallate su uno sgabello che ti innalza sopra il gregge implorante. E li guardi, questi poveracci, uno ad uno, squadrandoli con i tuoi occhioni che si sporgono appena un po' più in là dell'orlo strabordante delle tue labbra. Ma che dico labbra! Per dio, sono due splendide camere d'aria, un eccitante vuoto a perdere. Così perfette, quasi sembrano gonfiate da uno spiffero sfuggito da quello che sta appena una spanna più sotto, che fa tanto pandan.
Chiedo ad una ragazza, una normale, che si sta spezzando la schiena sotto i tuoi occhi: "Scusa, avresti un tavolo per due?", "Mi spiace ma non sono io l'addetta. Aspetta che te la chiamo". E aspetto. "Devi andare tu lì". Giusto. Perchè dovrebbe venire lei? In fondo sono solo un (potenziale) cliente. Mi faccio largo tra la folla e tu mi guardi, capisci che sì, ho proprio un disperato bisogno di te, ma non ti scomponi, non ti affacci: "E che cazzo, se vuoi un tavolo, almeno sudatelo!". Finalmente ci riesco, ma tu mi dai le spalle e non si sa perchè, visto che non hai proprio nulla da fare. Poi, d'un tratto, sibilante "Sì?", "Vorrei un tavolo per due". Mi guardi stralunata, dai una rapida occhiata al foglio che hai di fronte, quindi, guardando sempre da un'altra parte, svogliata "Almeno mezz'ora". Ora, dal momento che sono le undici e un quarto di sera, con cortesia ti dico "Va bene, non importa. Grazie comunque, ciao". Aspetto una risposta. Mi giro aspettando una risposta. Faccio il primo passo aspettando una risposta. Poi due, poi tre. Me ne andrò senza avere risposta. E giustamente, anche. Se vado in un noto locale di proprietà di un ex capitano della Benetton Basket, dovrò pur sottostare mestamente ai maltrattamenti chic di una signorina che per tutta la sera non fa altro che smistare la gente ai tavoli. Fa solo quello, ma così bene! Si sente un po' padrona e un po' dominatrice, un po' famous e un po' glamour.
Ed io ripenso a quella storiella, di quando una certa Rice (non ancora segretario di Stato eppure già molto ben inserita), entrata in un negozio monomarca (forse Armani, forse Versace, non ricordo) dopo essere stata trattata come una pezzente per tutto il tempo (a chi non è mai successo di sentirsi inferiore al/alla commesso/a che ti guarda manco fosse lui lo stilista a cui vorresti dare i tuoi soldi) al momento di pagare alla cassa è sbottata: "Senta un po', ma lei se lo chiede come mai io sto da questa parte del bancone e lei dall'altro?". C'ho ripensato.
Ma no, è una cosa che non si deve fare.