giovedì, aprile 28, 2005

Essere hobbit, oggi.

Se della vita reale ne hai abbastanza, lascia le tue spoglie umane e diventa un hobbit. Comincia dal nome, che puoi cambiare qui. Il resto vien da sé.
P.s. per chi ha letto Il Signore degli anelli. Alzi la mano chi immaginava Legolas anche solo lontanamente simile ad Orlando Bloom (...). Tutti gli altri scaglino la versione cartacea contro di lui.

mercoledì, aprile 20, 2005

Ironia comunista

Ironia comunista

lunedì, aprile 18, 2005

Farò di te un pescatore di uomini

"Scusa, possa farti una domanda?" mi chiede un giovin signore arrestando il mio incedere sbuffante. "Basta che sia veloce perchè ho un appuntamento", gli rispondo con garbo e la faccia di chi pensa "Ecco il drogato di turno che vuole vendermi il profumo sintetizzato da lui in comunità per autofinanziare il suo ritorno alla normalità". E invece, a sorpresa, mi sventola davanti alla faccia un elenco consunto di domande del tipo "Esiste l'infinito?", "Perchè le persone sono crudeli?" ed altri quesiti sui generis che ora non mi sovvengono. "C'è una di queste domande della quale vorresti conoscere la risposta?" "Mah - penso - sarà uno studente di filosofia o di psicologia che deve fare uno scazzante compito per casa. Poveraccio". Poichè tendenzialmente sono solidale con i miei simili, accetto svogliatamente e gli indico (totalmente a caso) una delle domande capitali (a memoria mi pare fosse la quinta). "Non hai la risposta a questa domanda?" "No" "Bene, allora te la do io. Io sono di [setta religiosa dal nome incomprensibile], posso darti le risposte che cerchi". E via con una serie di tesi sull'importanza di ... Ma mentre il rispettoso giovane svolge diligentemente la sua opera di proselitismo, io comincio ad indietreggiare, sempre più rapidamente, riuscendo a divincolarmi grazie a scuse poco credibili, quali "Guarda, capisco, però ho già firmato per altri, sono impegnato, Papé Satan, papé Satan aleppe!". Riprendo le falcate ma, dopo qualche metro, mi guardo intorno e capisco d'essermi perso nella grande città. A quel punto, torno indietro e avvicinandomi con l'indice alzato verso il novello Pietro gli chiedo, come se nulla fosse successo: "Scusa, via M.?". Faccia sconsolata: "Di là, la prima a sinistra". Seguo l'indicazione ed ecco, di fronte a me, "La Chiesa di Scientology". "Agguato!" penso. Ma poi scorgo, due passi più avanti, l'agognato portone. Gli corro incontro. Il mio agnosticismo è salvo. Per ora.

E adesso come la mettiamo?

Dopo aver chinato il capo alle querele dei pendolari, ai rimproveri istituzionali e alle inchieste delle procure, Trenitalia spa si prende ora la sua subdola rivincita. In molti convogli, da qualche giorno, risuona incessante ad ogni fermata una litania che sa di rappresaglia: "Avvisiamo i gentili viaggiatori che il treno è in perfetto orario".
Manca solo il tiè! con il capomacchina che fa le corna dal finestrino.

domenica, aprile 17, 2005

Giornalisti, omaggi e stomachevoli intermezzi (dal momento che non si può più fumare in libertà)

Gioia incontenibile, venerdì sera, all'interno della sala stampa allestita per l'assemblea annuale degli imprenditori coraggiosi. Dopo un pomeriggio di duro lavoro, i giornalisti, stremati e battenti gli ultimi moduli, hanno avuto (per gentile intercessione d'un astuto collega) degna soddisfazione: un ombrello blu a testa targato "Unindustria Treviso, le idee al lavoro".
Il cadeau, graditissimo e conteso tra quanti non sono stati abbastanza lesti e cinici, ha fatto il paio con delle gustosissime caramelle al sapore (udite, udite) di violetta. Queste ultime piacevolmente abbinate, per tutta la durata dell'evento, a litri di amabile caffè freddo.

Qualità. Del prodotto. Della clientela.

Giovedì pomeriggio, inaugurazione del "multibrand" Dev. Atteso uno dei coproprietari, Diego Della Valle.
L'attesa, in via XX settembre, è febbrile, ma "di qualità". Alla porta, la bella (brandente lista) e la bestia fanno filtro alla porta. Lei sì, lei no, lei no, lei sì, lei esibisca l'invito. Alla giovane il primo, tenero approccio. Al funereo bodyguard la risposta definitiva. Due anziani (distinti ma senza invito) entrano con invidiabile nonchalance e si guardano attorno come se nulla fosse. Rincorsi dalla portinaia che chiede loro "Scusate, l'invito?" rispondono, con semplicità: "Non ce l'abbiamo. Eravamo solo curiosi di vedere perchè c'è tutta 'sta gente". Già, chissà perchè. L'impressione, tuttavia, è che basti una giacchetta Fay ed un paio di scarpe "costano una follia, ma son di qualità e le ho comprate come investimento" per aggiudicarsi l'ascensione all'iperuraneo dello scarparo della moda. All'interno, signore di mezza età e giovani bon vivant si alternano agli scrigni con il bicchiere perennemente in mano (come fa notare un arguto fotografo). Ed in effetti tre camerieri porgono ad ogni due per tre calici ricolmi, mentre altri tre ne raccolgono le spoglie abbandonate qua e là. E' la baccante allegria del jet set trevigiano. Inevitabile l'assalto agli stuzzichini: sono stati intravisti ospiti ingurgitarne più d'uno contemporaneamente, specie se al caviale o a qualunque altra cosa fosse "di qualità".
Con un'ora di ritardo arriva Lui, l'uomo che ha trasformato la scarpa italiana con la semplice, geniale intuizione, di metterci sotto dei gommini. E qui viene il bello. La platea (in parte già festante, perchè molti erano arrivati un'ora prima del previsto e due ore "di qualità" si fanno sentire) si spacca a metà. Da un lato quelli che sono venuti solo per Della Valle e si accapigliano per stringergli la mano, presentarsi, scambiarci due parole anche prive di senso purchè consequenziali. Dall'altro quelli che sono venuti solo per Della Valle, ma pensano d'essere notati di più se fanno finta d'essere lì per borsette e scarpine (probabilmente meditando: "Così D.V. mi vede e pensa: guarda quello che non mi sbava dietro, quello sì che è chic come me"). D.V. ha badato gentilmente ma senza troppi entusiasmi i primi. Non ha invece minimamente cagato i secondi. Poco male, alla prossima inaugurazione (con una nuova, arguta strategia d'emersione) andrà meglio.
Investimenti. "Acquistare un prodotto come il nostro, di alta qualità (di lusso?, per carità mi dà un'idea di superfluo), ha un costo elevato, è vero, non è da tutti, è vero, però può essere considerato un investimento, un bene che con il tempo incrementa il suo valore". Qualcuno, gentilmente e con parole semplici, mi spieghi come un paio di scarpe vecchie di cinque o dieci anni possono valere più che nuove (sciocco, sono vintage!).
Touché. "Noi e Moretti Polegato? Scusate, ma paragonarci è come voler paragonare un ristorante di alta qualità (qualità è parola quantomai inflazionata, ndcb) ad una pizzeria".
E che centra? L'addetta stampa, durante due chiacchiere informali: "Mi raccomando però, ricordati che questo è un multibrand, non un negozio Tod's. Sai com'è, siamo quotati in borsa, con certe cose meglio starci attenti".

sabato, aprile 16, 2005

L.C.d.M., crisi d'identità

Grande sorpresa e qualche grido di approvazione, ieri sera, all'interno della tendostruttura che ha ospitato l'annuale assemblea degli industriali trevigiani.
Dopo un'ora circa di discorso (a braccio?) è stato infatti svelato il mistero che tormentava i più sin dai primi minuti: Luca Cordero di Montezemolo era, in realtà, Dario Ballantini.
Simpatica la gag tra lui, Alvaro Vitali ed un divertito Andrea Tomat, dietro le quinte, poco prima della cena allestita da Celeste.

Ma perché sputtanarsi così?

Rete A "All Music", ormai già da diverso tempo, ci regala quotidianamente un programma che è una piccola perla televisiva: The Club. Dal pulpito di una discoteca o di un locale "alla moda", varia ed avariata umanità cerca di convincere i telespettatori a contattarli per fare amicizia e, più spesso, solo sesso.
Ora, mi chiedo chi sarebbe disposto a fare sesso con Leociao (il nickname cretino, infatti, è d'obbligo).

venerdì, aprile 15, 2005

Inflessibile, ma non troppo

Simpatico siparietto, oggi pomeriggio, in piazza San Vito.
Due vigili urbani a cavallo degli scooter d'ordinanza, sfrecciavano accanto al negozio Wind e, ivi, scorgevano un'auto in sosta a totale copertura delle prospicenti strisce pedonali. "Poco male" doveva aver pensato il conducente sprezzante "lascio accese le doppie frecce". Ma il tapino non s'era accorto che proprio in quel momento deambulava in piazza la longa manus dello Sceriffo, il comandante della polizia municipale, Danilo Salmaso. Quando i due vigili han fatto per avviarsi verso l'automobile, il reo è uscito di gran carriera, chiedendo scusa e promettendo di spostare subito l'arma del delitto. I vigili, comprensivi, quasi si facevano convincere, quan'ecco intervenire, sotto gli occhi d'un compiaciuto Giorgio Gaio, l'Inflessibile: "Questa macchina adesso la portiamo via". "Ma no, adesso la sposto. Era qui da due minuti" (peraltro l'automobilista in questione non pareva neppure sapere chi fosse l'omone che ce l'aveva con lui, tanto più che lo fissava con la faccia di chi pensa "Questo o è un pazzo o è il classico pensionato rompicoglioni") "No caro, è qui da almeno dieci minuti, son rimasto io a controllare e poi ho chiamato i miei uomini".
Risultato: Tizio è dovuto rimanere fermo in mezzo alla piazza (nel frattempo tutti - e dico tutti - tra negozianti e clienti erano usciti per assistere al siparietto) e restarsene inerme mentre arrivava il carroattrezzi e gli portavano via l'auto proprio da sotto il naso (dieci minuti circa di gaudenti operazioni). Salmaso tronfio, Gaio sorridente, Tizio sconsolato, pubblico plaudente (ma non pagante).
A testimonianza del fatto che dico il vero, chi vuole può controllare il capitello della terza colonna del porticato che da p. S.V. va verso Ca' Sugana: è stato infatti sfregiato da un camion che nel vano tenativo di passare a tutta birra tra il carroattrezzi in manovra e il suddetto porticato si è portato via buona parte della colonna, con gran frastuono e crollo d'intonaco. In questo caso (che tutti - e dico tutti - hanno visto e sentito), però, il comandante non ha detto manco "a". E sì che il conducente è pure sceso a guardare che casino aveva combinato.

Piccoli sadismi quotidiani

"Non saprà mai con quale punto l'ho sfidata a giocarsi duecentocinquanta milioni".
L'avvocato Santelia.

giovedì, aprile 14, 2005

Consigli per gli acquisti



Immagino che Bucaniere beva Rocchetta.

Non facciamo drammi, dai.



Amen

La speranza era l'ultima a morire



Alla fine è andata proprio come aveva pronosticato Q in un mattino d'inizio primavera: zero a zero e angoscia fino al 93esimo. Già, perchè bastava un gol, uno solo, e tutto sarebbe cambiato. E invece non è cambiato proprio nulla, in semifinale ci vanno i Reds.
I piccoli, ma indimenticabili, piaceri della vita.
P.s. Mi dispiace Bucaniere ma non t'abbattere. La Coppa può ancora tornare in Italia.

mercoledì, aprile 13, 2005

Amico con la Smart

Giovane che parcheggi la Smart. Tu la piazzi di traverso, perchè hai la macchina piccola e sei convinto di poterla infilare in ogni dove. La posteggi così, perpendicolare alle altre, perchè tanto ci sta e gli ausiliari della sosta sono conniventi. Giustamente ti concedi lo spazio vitale che ti permetterà di uscire dall'abitacolo senza strusciare i vestiti e dunque stringi ancor di più verso la mia sventurata automobile che, di fatto, non può più muoversi ne avanti né indietro. Sta lì, ed io con lei.
Giovane che guidi una Smart. La tua autovettura, si sa, è alla moda, proprio come te. Insieme fate una coppia formidabile, chi vi ferma a voi due? Di certo non il codice della strada, di sicuro non io, che mi accingo a passare con il verde (sfigato!) ma sono costretto ad inchiodare (procurandomi così in totale autonomia un colpo della frusta) perchè tu mi sfrecci davanti a dispetto di qualsivoglia colore tingesse il tuo semaforo.
Giovane che compri una Smart. Hai gli occhiali di Gucci e le scarpe di Prada. Ha rispolverato il Woolrich, perchè ieri la temperatura è scesa di due gradi, però porti i jeans rigorosamente a brandelli, con l'aria gelida che scorrazza dappertutto. La tua ustione di terzo grado da lampados ultraviolette ti da quel non so che che ti rende davvero speciale mentre armeggi con il cellulare all'ultimo modello sotto i capelli alla George Best.
Giovane con la Smart sei simpatico ma, fondamentalmente, hai rotto il cazzo!

Il fuoco, le fiamme, il Diavolo.



E Moratti paga.

lunedì, aprile 11, 2005

Post del cazzo

Son passato nel giro di poche ore dalle finezze della politica locale alla sintomatologia dell'augello. Poco male, rido comunque.
Giuseppe Anselmo, Responsabile dell’Unità Operativa complessa di Urologia Ospedale Regionale Cà Foncello di Treviso: "Va ricordato che qui ci troviamo nella “marca gioiosa”, terra storicamente famosa per la “gaiezza ed il gusto raffinato” della vita da parte dei suoi abitanti [...] Nel campo della sessualità però, possiamo dire che il trevigiano forse ha una maggiore “impetuosità o irruenza” negli atti amorosi e questo, lo possiamo dedurre dalla notevole frequenza degli interventi chirurgici che qui a Treviso abbiamo eseguito per le “fratture del pene” avvenute nel corso di rapporti sessuali (43 casi in vent'anni, mediamente 2 all'anno). La Divisione Urologica di Treviso ha, infatti, la maggiore casistica nazionale in questo tipo di patologia, analogamente all'esperienza americana nello Stato del Texas, tanto che tali evenienze sono note a livello mondiale quale “Texas trauma” o con il nome quanto mai originale di “Bent nail sindrome” o di Sindrome del chiodo piegato”.
"Si tratta di un trauma molto doloroso, non a caso si parla di "crack sound". Il pene eretto è come un ramo secco: duro e fragile. E quando si frattura il "crack" è talmente forte che spesso, nonostante non vi sia silenzio, è udito anche dalla partner".
"La posizione più rischiosa? Lui sotto e lei sopra. Capita che la donna non si accorga che il pene è uscito dalla vagina e lo schiacci con il pube o le cosce".
"Per giustificarsi utilizzano le scuse più strane: pene chiuso nella porta del congelatore, colpito da una bottiglia durante la sistemazione della cantina, morso da un cane, sbattuto sullo spigolo del letto [...]".
"Il più inusuale: un uomo che ha rivelato d'essersi procurato la lesione nel tentativo di avere un'erezione. Aveva inserito il pene nell'aspirapolvere. Poco prima di andare in anestesia ci ha chiesto di inventare una scusa con la moglie. A portarlo in ospedale era stata l'amante".
"C'è stato anche un incidente diplomatico. Era in visita a Treviso una delegazione cecoslovacca, dovevano vedere degli impianti sciistici del Cadore. A notte fonda è stato portato qui il capodelegazione con una frattura. Il console è corso subito in ospedale e ci ha detto che bisognava trovare quanto prima una "causa ufficiale" da riferire in patria".
"Comunque moltissimi trevigiani non hanno idea di come si svolga un rapporto sessuale corretto".
P.s. dell'una e 24. Anche Nietzsche ha fatto un post sul tema (noto solo ora ben prima di me). Trattasi, infatti, di argomento d'estremo interesse.

domenica, aprile 10, 2005

Perla di saggezza

I critici sono come gli eunuchi. Sanno perfettamente come si fa. Ma non possono.

sabato, aprile 09, 2005

L'addio, il bastone.


Voci insistenti mi richiamano a doveri superiori. Ci siamo divertiti, ma ora non è più tempo. Chissà, magari il futuro ci riserverà nuovi sollazzi, novelli diporti, inconsueti cazzeggi intellettivi. Nella speranza che chi di dovere finalmente presenti le sue dimissioni.
Nell'attesa vivrò di ricordi, fiero d'essere (per sempre) tra i fondatori del Sacer ordo baculi corni maris.

Battiato

Nelle mie orbite si scontrano tribù di suburbani, di aminoacidi.
Il nonsense al servizio della riflessione.

Un tempo c'era il silenzio

Ormai è tradizione. Arriva il feretro, parte l'applauso. Un'abitudine quanto mai irritante, becera, priva di significato. Iniziata con il funerale di Alberto Sordi*, questa usanza da circo funebre è ormai diventata prassi dalla quale non sembra possibile sfuggire. Ma che cazzo si applaude? Sono esequie, mica il teatrino dei burattini. Cosa si vuole, sottolineare la stima per la persona scomparsa? Onorandone la memoria con un gesto da avanspettacolo?
L'apoteosi oggi, manco a dirlo, per i funerali del Papa. Ogni dieci, quindici parole, la chiassosa acclamazione. Che tristezza sentir risuonare nel Duomo di Treviso così come in Piazza San Pietro le mani battenti ad ogni pié sospinto. Quanta futilità. Ad un tratto il plauso è diventato addirittura ritmico, da stadio. Già ci sono gli striscioni, qualche bandierone ha fatto capolino durante gli ultimi appuntamenti. Giunge notizia di team organizzati in grado a breve di realizzare piacevoli coreografie con pettorine colorate, fumogeni e quant'altro si renda necessario per far capire a tutti che sì, si è davvero addolorati.
*A memoria di Catcher Bloch.

Business iz business

Grande commozione stamani, nel Duomo di Treviso, per l'ultimo addio a Giovanni Paolo II. Malinconia ed afflizione aleggiano nell'aria, c'è chi piange e chi prega, chi tiene gli occhi fissi al maxischermo e chi s'inginocchia silenziosamente. Dietro al paravento del cordoglio, a due passi dalle uscite, ecco un banchetto. Accanto, una signora intenta a vendere un book fotografico intitolato "Il Papa nella Marca". A soli dieci euro. Quando si dice il tempismo.

venerdì, aprile 08, 2005

La dura realtà

Suona il cellulare. Riemergo dal sogno, mi desto con malavoglia. Le 10.15 del mattino. "Sì?" "Buongiorno, sono D'Aguanno".
In un istante intravedo, oltre i confini della fase rem, un uomo a bordocampo. Ha un piumino caldo, due guanti soffici, brandisce un microfono quasi fosse uno scettro ed il capo è sormontato da un'aureola che però forse, a ben guardare, son solamente un paio di cuffie. E già sento la voce fuori campo ora di Longhi, ora di Piccinini, dargli la linea, darmi la linea. E' il paradiso, penso. "Alberto?" balbetto timoroso. "No, sono Pino, Rifondazione Comunista, sezione di Mogliano Veneto".
E mentre d'Aguanno (Alberto) mi saluta sventolando il guantone sofficione, odo l'eco d'un triplice fischio lontano.

Urgono angloamericani

7 aprile 2005.
Gentilini ascolta i rintocchi del campanone civico abbracciato ad una scolaresca con ogni probabilità convinta ad essere lì con reiterate minacce di punizioni corporali.
Compiano e Jannicelli, attraversati dalla fascia bicolore d'ordinanza, ascoltano due passi indietro in rigoroso silenzio. Accanto a loro, il comandante della polizia municipale vestito in pompa magna.
Poco più in là, una moltitudine di dipendenti comunali sparsi alla rinfusa per la piazza evitano con la loro svogliata presenza che lo Sceriffo ripeta la sfuriata d'un paio d'anni fa (quando si trovò nel bel mezzo di P.zza dei S. in totale solitudine, eccezion fatta per il commesso di un vicino negozio uscito un secondo a fumare una cicca).
E poi c'era lei, Donna Letizia, assessore alla Cultura. S'è incollata al telefonino al primo ding, per quindi salutare all'ultimo dong.

mercoledì, aprile 06, 2005

Idee chiare

Prefettura, lunedì notte, ore 23.50 circa.
Un crocchio di leghisti in attesa di conoscere quante preferenze ha preso C., quante B. e quante S. (ah, le lotte fratricide!) se ne sta attorno a Luca Vettor, unico in tutta la sala stampa a possedere un modernissimo computer con connessione internet wi-fi. Con loro, i giornalisti affranti ed alla continua ricerca del fatidico numero da poter girare alla redazione. Ad un tratto, una giornalista si gira verso il megaschermo, dove Galan risultava in testa con un 40 e qualcosa, e se ne esce con questa frase: "Beh dai, se Galan va avanti di questo passo non deve neanche andare al ballottaggio". Silenzio in sala. Fanton, consigliere leghista, rompe l'imbarazzo sbottando: "Ma cossa situ drio dir?".
E la giostra riprende a girare.

lunedì, aprile 04, 2005

Il borgomastro

Il consigliere leghista Gianfranco Moretto, oggi, stringeva gelosamente al petto la fotocopia di un foglio a quadretti sul quale era stato incollato alla bell'e meglio un articolo della Tribuna intitolato, più o meno: E in via Sovernigo spuntano i ferri da stiro.
Accanto, vergato con grafia sbrigativa, il concitato imperio: "Cos'è 'sto discorso? Provvedere!". Poi, l'inconfondibile sigla.

domenica, aprile 03, 2005

Essere milanista, oggi

Letto il post dell'astuto Bucaniere, mi sono domandato perchè. Perchè continuare ad essere rossonero, perchè ostinarmi a militare nell'esercito del Male? Per un attimo ho addirittura pensato che sì, forse impegnandomi potevo diventare anch'io juventino (e dunque agnello sacrificale) ed entrare a far parte del magico cosmo che ruota attorno alla Simpatia, chirichetto di Moggi, Bettega e Giraudo.
Poi però ho rivisto questo, sublime momento di tripudio infernale, esempio mirabile di tifo stoico prima (così simile ad una polena che infrange la tempesta) e gioia baccante poi. "Stupido!" mi son detto, mentre le lacrime hanno cominciato a rigare il mio volto.

sabato, aprile 02, 2005

Morto un papa, se ne fa un altro

Sembra squallido, in un momento come questo. Eppure, è inutile nasconderlo, mentre il mondo ancora s'interroga, smarrito e sopraffatto, già le porpore svolazzano nei corridoi del Vaticano, affannandosi nel tentativo di imporre questo o quel successore (nulla di nuovo, per carità).
Si dice che, al momento, tre siano le ipotesi più probabili:
Cardinal Ruini o Tettamanzi (pare infatti che Sodano sia uscito dai giochi definitivamente), in ossequio alla corrente che vorrebbe, dopo 27 anni, il ritorno di un papa italiano in cima alle gerarchie ecclesiastiche.
Cardinale Joseph Ratzinger, dal 1981 prefetto della potentissima Congregazione per la Dottrina della Fede, già presidente della Pontificia commissione biblica e della Pontificia commissione teologica internazionale, nonché vice decano del Collegio cardinalizio.
Infine, a sorpresa, il c.d. clan dei polacchi (guidato dal segretario Stanislao) potrebbe premere per l'elezione di un papa straniero, quasi certamente sudamericano, quasi certamente brasiliano. D'altra parte, l'America Latina, area dove abita quasi la metà del miliardo e 71 milioni cattolici sparsi per il mondo, rappresenta per il Vaticano un importante punto di diffusione della fede cattolica. Ed è proprio in questo continente che si trovano il primo e il secondo Paese con maggiore popolazione cattolica, il Brasile, per l'appunto, con 100 milioni dei suoi 182 milioni d'abitanti, e il Messico, con l'88 per cento della sua popolazione.

Climax spirituale

Civette.
La Tribuna di Treviso: La Marca prega per il papa.
Il Corriere del Veneto: Il Veneto prega per il papa.
Il Gazzettino di Treviso: Il mondo prega per il papa.

venerdì, aprile 01, 2005

I casi della vita

La Tribuna di Treviso
Prima pagina: "Blitz nel residence delle squillo di lusso. Quindici ragazze ricevevano facoltosi clienti in un hotel di Silea".
Pagina 41: AAAA Anastasia, massaggiatrice favolosa, chiama ...

Fatalismo, epistulae e preti rossi

"Un ricordo del Papa?"
"E' un personaggio storico che ha creato... la storia. E purtroppo, eh, siamo uomini e la legge della vita porta anche a questi risultati finali, insomma. Certo, ha dato la sua impronta nel secolo passato e in questo. Ciò, logicamente dobbiamo attenerci alla volontà di Dio, ricordete, perchè Dio che è quello che decide sulla vita degli uomini".
"Lei ha mai scritto al Papa?"
"Sììììì".
"Su cosa?"
"Su qualsiasi cosa. Sui problemi di qualche parroco che dal pulpito diceva che io ero un eretico ed un razzista. Gli ho fatto nomi e cognomi".
"E le ha mai risposto?"
"Il cardinale Sodano mi ha risposto moltissime volte: abbiamo preso atto di cosa lei ha scritto. Tre righe laconiche, sai".
[...]
"Qualche ricordo personale?"
"Non ho mai avuto rapporti... ma epistolari, l'ho informato sempre su tutte le vicende che non mi garbavano, che mettevano in cattiva luce l'amministrazione di Treviso e... qualche associazione che non faceva il suo dovere, tanto è vero che ho detto che c'erano... dei preti rossi!".

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