domenica, aprile 17, 2005

Qualità. Del prodotto. Della clientela.

Giovedì pomeriggio, inaugurazione del "multibrand" Dev. Atteso uno dei coproprietari, Diego Della Valle.
L'attesa, in via XX settembre, è febbrile, ma "di qualità". Alla porta, la bella (brandente lista) e la bestia fanno filtro alla porta. Lei sì, lei no, lei no, lei sì, lei esibisca l'invito. Alla giovane il primo, tenero approccio. Al funereo bodyguard la risposta definitiva. Due anziani (distinti ma senza invito) entrano con invidiabile nonchalance e si guardano attorno come se nulla fosse. Rincorsi dalla portinaia che chiede loro "Scusate, l'invito?" rispondono, con semplicità: "Non ce l'abbiamo. Eravamo solo curiosi di vedere perchè c'è tutta 'sta gente". Già, chissà perchè. L'impressione, tuttavia, è che basti una giacchetta Fay ed un paio di scarpe "costano una follia, ma son di qualità e le ho comprate come investimento" per aggiudicarsi l'ascensione all'iperuraneo dello scarparo della moda. All'interno, signore di mezza età e giovani bon vivant si alternano agli scrigni con il bicchiere perennemente in mano (come fa notare un arguto fotografo). Ed in effetti tre camerieri porgono ad ogni due per tre calici ricolmi, mentre altri tre ne raccolgono le spoglie abbandonate qua e là. E' la baccante allegria del jet set trevigiano. Inevitabile l'assalto agli stuzzichini: sono stati intravisti ospiti ingurgitarne più d'uno contemporaneamente, specie se al caviale o a qualunque altra cosa fosse "di qualità".
Con un'ora di ritardo arriva Lui, l'uomo che ha trasformato la scarpa italiana con la semplice, geniale intuizione, di metterci sotto dei gommini. E qui viene il bello. La platea (in parte già festante, perchè molti erano arrivati un'ora prima del previsto e due ore "di qualità" si fanno sentire) si spacca a metà. Da un lato quelli che sono venuti solo per Della Valle e si accapigliano per stringergli la mano, presentarsi, scambiarci due parole anche prive di senso purchè consequenziali. Dall'altro quelli che sono venuti solo per Della Valle, ma pensano d'essere notati di più se fanno finta d'essere lì per borsette e scarpine (probabilmente meditando: "Così D.V. mi vede e pensa: guarda quello che non mi sbava dietro, quello sì che è chic come me"). D.V. ha badato gentilmente ma senza troppi entusiasmi i primi. Non ha invece minimamente cagato i secondi. Poco male, alla prossima inaugurazione (con una nuova, arguta strategia d'emersione) andrà meglio.
Investimenti. "Acquistare un prodotto come il nostro, di alta qualità (di lusso?, per carità mi dà un'idea di superfluo), ha un costo elevato, è vero, non è da tutti, è vero, però può essere considerato un investimento, un bene che con il tempo incrementa il suo valore". Qualcuno, gentilmente e con parole semplici, mi spieghi come un paio di scarpe vecchie di cinque o dieci anni possono valere più che nuove (sciocco, sono vintage!).
Touché. "Noi e Moretti Polegato? Scusate, ma paragonarci è come voler paragonare un ristorante di alta qualità (qualità è parola quantomai inflazionata, ndcb) ad una pizzeria".
E che centra? L'addetta stampa, durante due chiacchiere informali: "Mi raccomando però, ricordati che questo è un multibrand, non un negozio Tod's. Sai com'è, siamo quotati in borsa, con certe cose meglio starci attenti".