sabato, aprile 09, 2005

Un tempo c'era il silenzio

Ormai è tradizione. Arriva il feretro, parte l'applauso. Un'abitudine quanto mai irritante, becera, priva di significato. Iniziata con il funerale di Alberto Sordi*, questa usanza da circo funebre è ormai diventata prassi dalla quale non sembra possibile sfuggire. Ma che cazzo si applaude? Sono esequie, mica il teatrino dei burattini. Cosa si vuole, sottolineare la stima per la persona scomparsa? Onorandone la memoria con un gesto da avanspettacolo?
L'apoteosi oggi, manco a dirlo, per i funerali del Papa. Ogni dieci, quindici parole, la chiassosa acclamazione. Che tristezza sentir risuonare nel Duomo di Treviso così come in Piazza San Pietro le mani battenti ad ogni pié sospinto. Quanta futilità. Ad un tratto il plauso è diventato addirittura ritmico, da stadio. Già ci sono gli striscioni, qualche bandierone ha fatto capolino durante gli ultimi appuntamenti. Giunge notizia di team organizzati in grado a breve di realizzare piacevoli coreografie con pettorine colorate, fumogeni e quant'altro si renda necessario per far capire a tutti che sì, si è davvero addolorati.
*A memoria di Catcher Bloch.