mercoledì, giugno 08, 2005

Qulacosa non funziona

L'università italiana non è meritocratica.
Capita che, durante una prova d'esame, una ragazza definisca il criterio di "rilevanza" parlando a vanvera del principio di ragionevolezza, che risponda alla domanda "Chi svolgeva il controllo di costituzionalità nel periodo transitorio tra il 1948 ed il 1956?" dicendo "Il re" (e dico, il re!, negli anni '50) e che venga rispedita al posto dal docente sconsolato, che po trascorrerà i successivi dieci minuti ad interloquire con la sua assistente allibita. Capita che dopo i suddetti dieci minuti, la studentessa venga richiamata con la seguente frase: "Proviamo con una domanda d'appendice" e capita che lei non sappia rispondere neppure al quesito in questione. Capita che il professore la rispedisca al posto e, dopo aver meditato altri cinque minuti, esclami: "23".
Capita che un giovine sostenga buona parte della sua prova rispondendo a tutte le domande che gli vengono poste, ma proprio tutte. Peccato che lo faccia trattando argomenti del tutto fuori campo. Il tizio è brillante, parla, parla e parla, e ha la erre moscia, gli occhialoni spessi, l'aria di chi "più ne sa e più ne mette", la saccenza di chi si è diplomato con 110 e lode e, per dio, stiamolo ad ascoltare sebbene dica cose che non c'entrano nulla, che in fin dei conti c'è solo da imparare. Capita che il giovine in questione prenda 30 (e non dia alcun segno d'apprezzamento, che tanto c'è abituato), ed io, se fossi in lui, mi farei beffe di quei quattro cretini che si premurano di dire cose a tema, che se fossero stati loro al mio posto sarebbero stati cacciati dal professore a pedate nel culo.
Poi capita che gente normale faccia delle ottime prove, risponda ad ogni domanda in modo più che egregio, venga spedita via dall'assistente sorridente e contenta dopo che la stessa l'ha fermata più e più volte: "va bene, va bene, basta così". E capita che questa normal people si presenti dal professore e concluda brillantemente l'esame a lungo preparato e, invitata ad alzarsi, pensi tra sè e sè "Sono andato bene, lo so io e lo sa anche lui". E capita che queste persone, invece, ricevano qualche punto in meno del dovuto perchè "Dai che si sa: una volta tocca a te, una volta è toccato a me, domani toccherà a lui. Lo sai che prendere quello che si merita, in 'sta cazzo di università, è cosa più unica che rara. Magari era incazzato, magari non ci ha manco pensato a quello che dicevi, e per non rompersi troppo le palle ha confermato il voto dato dall'assistente".
E capita che si vada a bere uno spritz, per festeggiare, e l'amarezza passi che tanto "chissenefrega" e tanto "è andata lo stesso" e poi "il voto di laurea non conta niente, è la vita a far la selezione". E capita che ai prossimi esami non ci sia neppure il fastidio, ma solo la rassegnazione di sapere che c'è del marcio in Inghilterra, e non lo cambi di certo tu. Ed è forse questo il male peggiore del sistema universitario italiano. Altro che riforma Moratti, tre più due, uno più quattro e cinque più zero.

2 Comments:

Blogger bucaniere said...

brutta giornata, eh?

3:48 PM  
Anonymous nietzsche said...

Il marcio si è spostato verso ovest? :-))

1:03 AM  

Posta un commento

<< Home